Abbiamo un nemico che ha un nome preciso: populismo. Bisogna capirne la natura profonda e le ragioni del suo crescente successo elettorale. Dobbiamo mostrare perché tagliare le tasse e aumentare la spesa pubblica può nell’immediato migliorare la situazione di molte persone, ma rapidamente porta all’isolamento internazionale e al collasso del Paese.
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Perché chiudere le frontiere a persone e a prodotti provenienti da altri Paesi può sembrare un modo per proteggere la popolazione autoctona dalla concorrenza degli immigrati e dei Paesi a basso costo del lavoro. Ma una strategia politica basata sui muri ignora le possibili reazioni degli altri Paesi. Perché il protezionismo nel mercato del lavoro è di breve respiro e può rivelarsi presto controproducente. È abbastanza per comprendere l’urgenza di dare risposte alle preoccupazioni di molti europei riguardo al futuro dello stato sociale, che siano concrete, efficaci e alternative. Un esempio? Abbiamo bisogno di monitorare la mobilità dei lavoratori all’interno delle sue frontiere per ridurre l’evasione contributiva e per prevenire potenziali abusi da parte dei lavoratori che si spostano da un Paese all’altro (è oggi possibile, ad esempio, ricevere i sussidi di disoccupazione in un Paese e lavorare in un altro Paese dell’Unione). Boeri avanza una proposta realizzabile in tempi brevi e per via amministrativa: un codice di protezione sociale che valga per tutti i Paesi dell’Unione Europea. L’European Social Security Identification Number (ESSIN) potrebbe permettere la piena portabilità dei diritti sociali tra Paesi e un migliore monitoraggio dei flussi migratori all’interno dell’Unione, impedendo il welfare shopping. Di certo il codice unico è solo una goccia nell’oceano dei problemi che abbiamo di fronte. Ma può essere un simbolo e i simboli contano. Se vogliamo far ripartire il progetto europeo.